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  28 . Le origini economiche dell'imperialismo.
  
  Da:  J. A. Hobson, Imperialism. A Study, George Allend & Unwin  Ltd,
London,  1902, in F. Catalano, Stato e societ nei secoli,  terzo,  G.
D'Anna, Messina-Firenze, 1966.
     
         Il  dibattito sul colonialismo imperialistico fu  aperto  nel
         1902 con la pubblicazione del saggio Imperialism. A Study  di
         John  Atkinson Hobson. L'economista britannico,  legato  agli
         intellettuali  progressisti della Societ  fabiana,  mise  in
         risalto  le motivazioni economiche del fenomeno, evidenziando
         come  l'espansione coloniale rispondesse agli  interessi  dei
         grandi  centri  di  potere  economico,  che  aspiravano  alla
         ricerca  di  materie prime a basso costo e di  nuovi  mercati
         per  i  loro prodotti e per i loro capitali, ed erano  capaci
         di esercitare un'efficace pressione sui pubblici poteri.
     
L'imperialismo  americano    il  prodotto  naturale  della  pressione
economica  di  un  improvviso incremento del  capitale,  che  non  pu
trovare impiego in patria e ha bisogno di mercati stranieri per i beni
e per gli investimenti.
     Le  medesime  necessit sussistono nei paesi europei e  spingono,
come  viene  ammesso,  i  vari  governi  sulla  medesima  strada.   La
sovrapproduzione  nel senso di un eccessivo impianto della  produzione
di manufatti e d'altra parte il surplus di capitali che non riescono a
trovare  solidi  e  convenienti investimenti  all'interno  del  paese,
costringono  la Gran Bretagna, la Germania, l'Olanda e la  Francia,  a
piazzare  parti sempre pi imponenti delle proprie risorse  economiche
al  di  fuori dell'area della loro attuale sovranit politica; il  che
stimola,  in  seguito,  una  politica  di  espansione  nel  senso   di
annessioni delle nuove aree. Le origini economiche di questo movimento
vengono  riportate  alla luce da periodiche depressioni  degli  scambi
commerciali,  dovute  a  una incapacit da  parte  dei  produttori  di
trovare mercati adeguati e vantaggiosi per ci che essi sono in  grado
di produrre [...].
     La  Germania, al momento attuale, sta soffrendo gravi  disagi  in
conseguenza  di  [...]  un grosso ingorgo di capitale  e  di  capacit
produttiva  nel  settore  dei manufatti:  le  occorrono  quindi  nuovi
mercati;  i suoi consoli stanno agitandosi nel mondo intero in  favore
degli scambi commerciali; con le buone e con le cattive si arriva alla
imposizione  di  rappresentanze commerciali  in  Asia  Minore,  mentre
nell'Africa  Orientale  e  Occidentale, in  Cina  e  altrove  l'impero
tedesco     spinto  verso  una  politica  di  colonizzazione   e   di
protettorati,  in  funzione  di  sbocchi  per  l'energia   commerciale
tedesca.
     Qualsiasi  miglioramento  nei sistemi  di  produzione,  qualsiasi
concentrazione  di  propriet  e di controllo  sembra  contribuire  ad
accentuare  questa  tendenza. Dal momento che le nazioni  entrano  una
dopo  l'altra  nell'economia delle macchine e tutte  adottano  sistemi
industriali  avanzati, diventa sempre pi difficile per i  produttori,
per  gli operatori commerciali, per i finanzieri disporre con profitto
delle  proprie  risorse  economiche,  sicch  essi  sono  sempre   pi
fortemente  tentati  di  usare  i  rispettivi  governi  al   fine   di
assicurarsi  per  loro uso privato qualche remoto  e  arretrato  paese
mediante annessione o protettorato.
     Il processo, ci si dir,  inevitabile e tale in realt appare  a
un   esame  superficiale.  Dappertutto  ci  si  presentano  forze   di
produzione in eccesso, dappertutto un eccesso di capitale in cerca  di
investimento. Non c' uomo d'affari che non ammetta che l'aumento  del
potere di
     
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     produzione  nel suo paese eccede la corrispondente  crescita  dei
consumi,  che  possono essere prodotte quantit di  beni  maggiori  di
quelle  che  possano  essere esitate con  profitto  e  che  esiste  un
capitale  in eccesso rispetto alle possibilit di trovare investimenti
remunerativi.
     E'  appunto questa situazione economica che costituisce la  prima
ed  essenziale  radice  dell'imperialismo.  Se  nel  nostro  paese   i
consumatori elevassero il proprio livello di consumi cos da tenere il
passo  con  tutti gli aumenti del potere di produzione,  non  potrebbe
esserci  nessun  eccesso di beni o di capitale talmente  clamoroso  da
dover ricorrere all'imperialismo per trovare mercati: esisterebbe, ben
inteso,   il  commercio  estero,  ma  non  si  presenterebbe   nessuna
difficolt  nel collocamento di modesti surplus dei nostri  produttori
di  manufatti  contro  i  generi alimentari e  le  materie  prime  che
assorbiamo  annualmente, e tutti i risparmi che realizziamo potrebbero
trovare  redditizio impiego, se lo volessimo, nelle  nostre  industrie
nazionali.
